iodio in gravidanza

Importantissimo iodio in gravidanza!

Lo iodio è un minerale prezioso per la nostra salute, è indispensabile per il funzionamento della ghiandola tiroidea; infatti, la conseguenza più evidente del deficit di questo minerale è l’ipotiroidismo, con il manifestarsi del “gozzo”, ovvero l’aumento del volume della tiroide.
Come conseguenza, l’ipotiroidismo causa un rallentamento generale delle funzioni metaboliche con sintomi come la sensazione di freddo, depressione, sonnolenza diurna, difficoltà di concentrazione, aumento di peso e stipsi.
Nella donna in gravidanza, a questi effetti negativi se ne sommano altri di grande peso, sia a carico della mamma che a carico del feto: ipertensione gravidica, basso peso alla nascita, emorragia post-partum, ma il più importante è che l’ipotiroidismo materno provoca un danno allo sviluppo neurologico ed intellettivo del neonato.
La notizia è freschissima, secondo una ricerca inglese, appena pubblicata sulla rivista scientifica Lancet, anche una lieve carenza di questo importante elemento nella dieta materna può compromettere il quoziente intellettivo (QI) e le capacità di lettura del bambino!!
Un’affermazione che fa suonare più di un campanello di allarme, perché (sebbene deficit gravi di questo nutriente siano piuttosto rari nei Paesi sviluppati) si stima che in Europa almeno la metà della popolazione non raggiunga le quantità minime raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità: secondo l’Oms il fabbisogno medio per la popolazione adulta generale è di 150 microgrammi al giorno, che salgono a 250 microgrammi al giorno durante la gravidanza e l’allattamento. Per spiegare questa aumentata richiesta, dobbiamo pensare che la tiroide della mamma deve produrre più ormoni tiroidei, per fare fronte alle esigenze sia dell’organismo materno sia del feto. La tiroide della donna in gravidanza va quindi incontro ad un “super-lavoro”, che deve essere supportato da un aumento della disponibilità nutrizionale di iodio.

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La recente ricerca inglese ha seguito nel tempo un migliaio di donne che, all’inizio degli anni Novanta, hanno accettato di far parte del grande studio Children of the ’90, coordinato dall’Università di Bristol, con l’obiettivo di stabilire le relazioni fra ciò che accade in gravidanza e nella prima infanzia con eventuali problemi di salute che possono manifestarsi in seguito. Tutte le donne partecipanti allo studio hanno partorito fra il 1991 e il 1992; nel primo trimestre di gestazione hanno eseguito un’analisi delle urine per stabilire se stavano assumendo una quantità adeguata di iodio. All’età di 8-9 anni i loro figli sono poi stati sottoposti a un test del QI, il quoziente intellettivo, e a verifiche sulla loro capacità di lettura, di comprensione verbale e di scrittura. I risultati mostrano che i bambini nati da donne i cui livelli di iodio erano anche di poco inferiori a quelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità ottenevano nei test punteggi più bassi rispetto ai bambini le cui madri avevano assunto dosi più alte di questo nutriente. La relazione era indipendente da altri fattori che avrebbero potuto influenzare lo sviluppo intellettivo infantile, come il grado di istruzione dei genitori o l’assunzione di alcol da parte della madre in gravidanza; i risultati peggiori si riscontravano proprio nei figli delle donne che avevano mostrato una carenza più accentuata di iodio.

Risulta quindi importantissimo un aumento dell’apporto giornaliero di iodio. I consigli degli esperti sono quelli di usare sale iodato, di mettere in tavola più spesso pesce (di mare) e buone quantità di verdure sebbene il contenuto del prezioso elemento in queste ultime dipenda dal terreno sul quale sono coltivate e l’utilizzo di integratori contenenti 150 microgrammi di iodio, che soddisfino il fabbisogno quotidiano di tale elemento.
Gli esperti consigliano alla gestante di non superare la dose massima di 600 microgrammi di iodio al giorno. Il “margine” di sicurezza, quindi, è di gran lunga superiore a quello che una futura mamma assume con la dieta e con l’integrazione alimentare corretta.

Al bando quindi l’incertezza: integrare la dieta con 150 microgrammi di iodio al dì è assolutamente sicuro e benefico per la mamma!

Autore Dott.ssa Alessandra Esposito

Biologa Nutrizionista, esperta in nutrizione umana e culinary nutrition. Da Luglio 2013 svolge l’attività professionale presso i suoi studi di Milano, Verona e Vigevano, organizza corsi di educazione alimentare ed è la responsabile del network informativo I Love Foods.

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